|
SPECIALE
BARRIERE 2 -
(Art. 3) La
Costituzione Italiana, in
materia
di Barriere
dice:“ ... è compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la
libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese...”
L’accessibilità e la
progettazione senza barriere -
Il
concetto di accessibilità definisce la progettazione
dell’ambiente costruito, dei prodotti e dei servizi di uso generale in
modo che questi possano essere fruiti agevolmente anche dalle persone
anziane e dalle persone con disabilità. Il termine accessibilità
sta ad indicare l’adattamento dell’ambiente alle necessità della
persona; pertanto, il termine ausilio è ad esso complementare e
rappresenta l’adattamento della persona all’ambiente. Il concetto di
progettazione senza barriere o progettazione accessibile o, ancor
meglio, progettazione per un’utenza ampliata, tende oggi a ricadere
sempre più nell’ambito disciplinare dell’ergonomia, non limitandosi tra
l’altro al solo mondo reale, ma estendendosi anche al mondo virtuale (si
pensi alle applicazioni software progettate in modo che chiunque possa
utilizzarle, comprese persone non vedenti o con difficoltà motorie). Il
termine “Progettazione accessibile“ va preferito rispetto al termine
“progettazione senza barriere“. Quest’ultimo è intrinsecamente
contraddittorio in quanto sembrerebbe significare che il tecnico debba,
in una prima fase, elaborare il progetto con inevitabili barriere
architettoniche e in una fase successiva perfezionarlo eliminandole. Le
barriere non esistono a priori, nascono nella mente del progettista: non
si tratta pertanto di eliminarle a posteriori, ma di attenersi ad una
filosofia di progettazione che tenga conto delle esigenze di chi è
disabile. Ci si può trovare di fronte a due situazioni distinte, a
seconda che si tratti di progettare ambienti di pubblica utilità o di
organizzare un ambiente che verrà fruito per la massima parte da una
determinata persona di cui è possibile conoscere esattamente il tipo di
disabilità.
Nel
primo caso non sono note a priori le abilità fisiche degli utilizzatori
dell’ambiente: potrebbe trattarsi di persone non disabili come pure di
persone disabili, deambulanti oppure non deambulanti, di vedenti, di
ipovedenti, di sordi, di persone anziane, di persone con disturbi
dell’equilibrio della capacità di orientamento che richiedono l’adozione
di particolari misure di sicurezza. Il progetto dovrà contemplare tutte
le soluzioni tecniche che consentono una comoda fruibilità a persone con
qualsiasi disabilità, senza che le esigenze dell’una vadano in conflitto
con le esigenze dell’altra. Dovendo venire incontro a esigenze
estremamente differenziate, occorre stabilire precisi modelli di
riferimento: è questo il compito degli architetti e degli studiosi
dell’ergonomia. Viene spontaneo, a questo punto, domandarsi:
perché esistono le barriere architettoniche?

La
risposta è molto semplice: la progettazione architettonica tradizionale
ha fatto sempre riferimento al modello antropometrico della persona con
normali capacità fisiche, deambulante, sintetizzato dal famoso “uomo
di Leonardo”
In
base a tale modello la persona possiede una notevole capacità di
raggiungere gli oggetti in senso verticale e sa muoversi in spazi molto
esigui in senso orizzontale.
Per
quanto riguarda invece la progettazione accessibile, gli studi svolti in
campo architettonico attribuiscono fondamentale importanza al modello
antropometrico definito dalla persona in carrozzina, che potrebbe
trovare il suo simbolo in un “nuovo uomo di Leonardo” .
Da
esso discende un’architettura fruibile dalla maggioranza delle persone
con difficoltà fisiche e, nello stesso tempo, più comoda per le persone
normalmente dotate: un’architettura, dunque, più universale. Il modello
antropometrico della persona in carrozzina definisce gli spazi da
prevedersi in un ambiente. Qualora si progetti uno spazio inteso per il
vasto pubblico, occorrerà però considerare anche altri aspetti e
affrontare i problemi degli ipovedenti, dei non vedenti, delle persone
con difficoltà di deambulazione. Occorrerà ottimizzare i compromessi:
una pavimentazione che presenta bassissimo attrito per la carrozzina
può essere molto pericolosa per chi deambula e sarà pertanto preferibile
ricorrere a materiali meno scivolosi. Occorrerà, infine, tenere conto di
norme di sicurezza di carattere generale.
Nel
secondo caso il compito è più semplice: trattandosi di progettare
l’organizzazione di un ambiente per la miglior autonomia di una
determinata persona, occorre un’analisi molto dettagliata della
situazione e delle esigenze della persona interessata che non può essere
lasciata al solo progettista ma, al contrario, deve essere discussa
approfonditamente con il disabile stesso e con gli operatori che ne
seguono la riabilitazione.
Se la
persona usa la carrozzina valgono criteri analoghi a quelli utilizzati
per gli spazi di pubblica utilità. La posizione della mobilità e degli
impianti igienici deve rispettare le esigenze di accessibilità e
raggiungibilità in posizione seduta. I cerchi di rotazione della
carrozzina (diametro ruote, lunghezza e larghezza) offrono una guida
insostituibile per determinare la disposizione in pianta delle pareti e
della mobilità. Sarebbe perfettamente inutile dotare il bagno di
corrimani e rubinetti speciali se poi la carrozzina non può muoversi
agevolmente al suo interno. Nella pianificazione generale
dell’appartamento occorrerà fare un elenco delle attività e degli
spostamenti necessari durante la giornata e, in base ai percorsi e ai
cerchi di rotazione, determinare gli spazi da lasciare liberi.
Queste
considerazioni possono essere sufficienti alla persona disabile, al
terapista e al medico prescrittore per colloquiare con il tecnico
progettista e per l’organizzazione di massima dell’ambiente ove
impostare un programma di recupero dell’autonomia domestica.
|