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La
Costituzione Italiana, in materia
di Istruzione dice: “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione
inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e
gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno
diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio,
assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere
attribuite per concorso... (Art. 34) “
La scuola è l'unica istituzione sociale
che si è fatta carico della realtà dell'handicap. L'inserimento e la
integrazione degli alunni diversamente abili è un problema di
notevole importanza per diverse e numerose ragioni. E' opportuno,
intanto, dire che tutte le soluzioni adottate cosiddette "speciali"
si sono dimostrate inutili e dannose in termini di discriminazioni
nei confronti dei bambini. L'esperienza ha dimostrato che laddove
esiste un inserimento e un'integrazione corretta il bambino disabile
presenta notevoli vantaggi dal punto di vista strumentale,
cognitivo, comunicativo e relazionale. Nell'immaginario collettivo
c'è il pregiudizio che la presenza di un alunno disabile possa
turbare, disturbare o rallentare i processi di apprendimento della
classe. La realtà quotidiana e concreta dimostra il contrario. L'uso
di tecniche pedagogiche adattate per chi e disabile, come il lavoro
di gruppo, la psicomotricità, l'animazione ecc., si è dimostrata
vantaggiosa per tutti. Lo stare insieme, il socializzare, il
comunicare, l'accettarsi nonostante difficoltà e differenze crea nel
futuro cittadino normale la capacità di accettare le differenze
degli altri e le proprie difficoltà. Questo tipo di esperienza, con
l'aiuto delle famiglie, concorre a formare dei giovani più
tolleranti capaci di vivere in una società che vede crescere ogni
giorno di più gli scambi e le presenze di opinioni, etnie,
religioni, abitudini e condizioni familiari e sociali diverse.
L'esperienza di
questi anni ha dimostrato certamente molte difficoltà, dal punto di
vista dell'integrazione, ma anche tanti aspetti positivi dovuti alla
sensibilità, alla professionalità e alla volontà degli operatori
scolastici. La partecipazione alla vita scolastica dei disabili può
e deve essere ancora migliorata sia con una maggiore professionalità
degli operatori della scuola sia aumentando gli aiuti alla scuola
stessa da parte dei Comuni e delle ASL in termini di risorse per
garantire e realizzare corretti processi di integrazione scolastica.
La legge quadro,
oltre a riaffermare il diritto allo studio delle persone con
handicap e la loro integrazione nelle scuole di ogni ordine e grado
nonchè nelle università, prevede numerosi interventi, tra i quali:
-
la
programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli
sanitari, socio assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e
con altre attività sul territorio gestite da enti pubblici e
privati;
-
la dotazione
alle scuole e alle università di sussidi e attrezzature
tecniche;
-
l'utilizzazione nelle università di interpreti per facilitare la
frequenza e l'apprendimento di studenti non udenti.
La
stessa legge quadro garantisce l'educazione e l'istruzione
scolastica anche ai minori handicappati soggetti all'obbligo
scolastico, temporaneamente impediti per motivi di salute a
frequentare la scuola. Per quanto riguarda le modalità di attuazione
del processo di integrazione scolastico, la legge quadro richiama
alla formazione e all'aggiornamento del personale docente per
l'acquisizione di conoscenze in materia.
* Per approfondimenti consulta la
Legge - 05/02/1992 n. 104
- "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale
e i diritti delle persone handicappate."
Si veda in particolare: [artt. 12-16];
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