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L'art. 2 della
Costituzione Italiana, in materia
di Integrazione della persona umana dice:
“La Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come
singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica economica e sociale.”
L’ autonomia è un fattore importante
per il raggiungimento della piena integrazione della persona umana
portatrice di disagio sociale. L’ autonomia non è sinonimo di
indipendenza, ma un atteggiamento nei confronti della vita, in un
certo senso un tratto personale che ogni persona può acquisire e
sviluppare. Autonomia non significa di per sé "fare le cose senza
aiuto" né è una caratteristica riservata a chi ha piene abilità
cognitive. Una persona che dipenda da altri in qualche misura,
a causa di limitazioni cognitive, di debolezza fisica, di malattia
o, semplicemente, perché bambino oppure in tarda età, può sempre
aspirare a un livello di autonomia che sia compatibile con le
proprie aspettative o con quelle del proprio ambiente. Il concetto
può essere esteso dalla persona all’intera rete di relazioni umane
che la circonda: una visione sistemica dell’autonomia è spesso
quella più adeguata a quando l’ausilio abbia un impatto sull’insieme
di tali relazioni. Questa capacità personale non è di per sé
sufficiente alla realizzazione di progetti di vita, quali
l’integrazione sociale, la vita indipendente, l’autodeterminazione,
l’inserimento nel mondo del lavoro. Alla loro realizzazione
devono concorrere ulteriori fattori sociali, quali:
-
l’accessibilità dell’ambiente
-
l’assistenza personale
-
la
disponibilità di servizi sul territorio
-
la
tutela legale dei diritti
-
la
cultura dell’integrazione
-
i
sostegni finanziari e così via.
Una persona
disabile, che possegga approfondite conoscenze sugli ausili, non
potrebbe certo perseguire un progetto di vita indipendente se non
potesse poi accedere a mezzi finanziari o a un sistema pubblico di
fornitura che sia rispettoso delle sue scelte. Se tali fattori
sociali sono a volte fondamentali, determinante è però anche la
piena partecipazione della persona stessa. Se la persona viene meno
al suo ruolo di protagonista nella definizione dei propri progetti e
delle iniziative mirate a realizzarli, difficilmente riuscirà a
perseguirli anche in presenza delle più favorevoli condizioni
sociali. Come un orologio meccanico che funziona se sussistono due
condizioni, ossia che gli ingranaggi siano tutti in posizione
corretta e che la molla sia caricata, così è necessaria la presenza
di una sorta di molla all’interno della persona. Essa intesa in
termini di motivazione, capacità di identificare i propri bisogni,
capacità di formulare obiettivi e progetti, volontà di perseguirli,
non è data geneticamente, ma si sviluppa nell’individuo cresciuto in
armonia con il proprio ambiente ed il suo sviluppo, qualora si sia
inceppato, può essere favorito e sollecitato.
L’autonomia
è in sostanza proprio questa "molla", che può essere definita come
la capacità di progettare la propria vita, di entrare in relazione
con gli altri e, sempre con gli altri, partecipare alla costruzione
della società. Questa definizione stabilisce un’equazione del tipo
autonomia = relazione, che a sua volta si articola su tre
livelli:
Riguardando
l’equilibrio relazionale, il concetto di autonomia è applicabile a
chiunque, non solo alle persone disabili: una persona sana può
essere non autonoma se incontra difficoltà in qualcuno dei sopra
citati livelli relazionali; mentre una persona con gravi disabilità,
che pur dipenda intensamente dall’assistenza personale, può essere
autonoma, nel senso che può aver trovato l’equilibrio relazionale a
tutti i tre livelli. L’insorgenza di una disabilità comporta
di fatto un cambiamento di vita che richiede, per recuperare
l’autonomia, una ristrutturazione personale, ossia la costruzione di
una nuova relazione con sé, con gli altri e con l’ambiente. Alla
luce di queste definizioni si può dire che gli ausili debbano essere
considerati a tutti gli effetti strumenti per l’autonomia e, dunque,
strumenti per la relazione. Un ausilio che sia proposto in modo
adeguato, scelto con saggezza e utilizzato nelle sue piene
potenzialità, facilita il recupero di un nuovo equilibrio
relazionale, tanto è vero che spesso l’utente tenderà a vederlo
sempre più non come un oggetto estraneo ma come una parte di sé,
quasi un’estensione del proprio corpo. Quando questa condizione sarà
realizzata diremo che l’utente ha raggiunto un proprio
Empowerment.
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